Francesco Marchiori Zana

©  2024 - 2026 Francesco Marchiori Zana. Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

Informativa sulla privacyInformativa sui cookiesGDPRCriteri di accessibilità

Un incontro con Bragia: la voce di "Sette Vite" si racconta

2025-10-07 20:10

Array() no author 92760

Interviste,

Un incontro con Bragia: la voce di "Sette Vite" si racconta

Un incontro con Bragia: la voce di "Sette Vite" si racconta


Sono entusiasta di condividere con voi la mia intervista a Bragia, al secolo Giada Dariol, un’artista emergente che sta conquistando cuori con la sua voce cristallina e la sua poetica profonda.

Un enorme grazie a Giada per la disponibilità e l’energia che ha portato in questa chiacchierata, regalandoci uno sguardo intimo sul suo mondo musicale.

Classe 1995, veneziana e figlia d’arte, Bragia ha trasformato la sua passione per il canto in un percorso brillante: diplomata con il massimo dei voti in canto jazz al Conservatorio Benedetto Marcello, ha calcato palchi di festival e teatri, vincendo premi come il Caneva Music Contest e il Volavoce Festival Italia.

Preparatevi a scoprire la storia dietro la sua musica e il fuoco che la anima!




Come è nato il tuo percorso artistico?

Sono figlia d’arte, quindi ho respirato fin da subito la passione per la musica trasmessami da mio padre.
Col passare del tempo, nonostante vari allontanamenti, la musica è sempre tornata nella mia vita.
Alla fine, ho capito che era lì che dovevo stare, e ho deciso di dedicarle tutto il mio percorso.

Perché hai deciso di chiamarti così?

Bragia è la brace: anche quando in superficie non si sprigiona una fiamma, dentro continua a bruciare qualcosa di vivo, incandescente e luminoso. È così che mi sento spesso anch’io.
Inoltre, le ultime tre lettere di questo nome d’arte coincidono con le iniziali del mio nome di battesimo, rendendolo doppiamente perfetto per rappresentarmi.

Quali temi tratti nelle tue canzoni?

Finora, nelle mie canzoni ho parlato soprattutto d’amore; forse perché sono un’inguaribile romantica e credo che l’amore sia il vero motore dell’esistenza.


Quali sono le tue principali influenze oggigiorno? Da dove prendi ispirazione per le tue canzoni?

Devo dire che i miei ascolti sono molto variegati: ascolto pop, folk, jazz… Insomma, assorbo un po’ tutto ciò che arriva.


Cos’è la musica per te?

Domandona da cento milioni…

È difficile condensare in poche righe un’arte così complessa, ma ci provo citando il compositore Lukas Foss: “La musica è un’arma, un’arma che non fa male a nessuno, un’arma per combattere il nemico (…) Il nemico è tutto ciò che minaccia di annientarmi, qualsiasi cosa voglia portarmi via la libertà o l’amore.”


Giochiamo: prova ad attribuire un colore alla tua musica.

Non direi rosso perché é troppo audace, ma nemmeno un colore troppo tenue: porpora sia!


Come vedi la scena musicale italiana attuale? Cosa va e cosa no…? Chi ti piace e chi segui?

La vedo piuttosto standardizzata: ormai le case discografiche seguono minutaggi, suoni e strutture ben precisi.
Il problema è che questi “paletti” sono talmente definiti da rischiare di rendere tutto uguale.
Per questo motivo mi piace e seguo chi riesce a differenziarsi facendo emergere la sua unicità.


Il razzismo, l’omofobia, le violenze, il bullismo e le discriminazioni di genere, sono purtroppo, un fenomeno sempre attuale. Pensi che l’arte e la musica possano ancora dare un contributo importante a combattere le discriminazioni?

Assolutamente si, l’arte e la musica possono, anzi dovrebbero, essere dei mezzi per veicolare messaggi significativi e per educare gli ascoltatori all’inclusione e al rispetto dell’altro.


Ci sono delle news che puoi anticipare ai nostri lettori?

Ho qualche nuovo brano nel cassetto e spero presto di poterlo condividere con voi.


La canzone che vorresti avere scritto?

“La Cura” di Franco Battiato.


Artista con il quale o con la quale vorresti collaborare per un brano musicale?

Istintivamente direi Sergio Cammariere.


La tua prima esperienza in uno studio di registrazione?

Al di là di esperienze più “home-made”, la mia prima vera esperienza in uno studio professionale è stata per la registrazione del mio singolo, presso la “San Luca Sound” di Bologna.
Avevo già scritto accordi, testo e linea melodica, poi ho affidato tutto a dei professionisti.
La registrazione della parte vocale, per me, è stata abbastanza naturale: è un po’ come cantare al microfono durante un concerto!
Quello che mi ha davvero colpito è stato assistere alla costruzione del brano passo dopo passo: dalla scelta dei pattern ritmici, alla definizione dell’organico, a cosa far eseguire ad ogni strumento, fino all’uso di effetti e lavorazioni varie. È un mondo davvero affascinante!


Primo album acquistato?

“Liberi da sempre” dei Sonohra (2008).


Ultimo album comprato?

“De Nordeste a Nordest” dei Freve che Bruxa.
Ho avuto l’onore di partecipare come corista a questo progetto di fusione tra musica veneziana e brasiliana, creato dalle straordinarie menti dei Freve da Samba e Sara Bruxada.
Non è un tentativo di pubblicità indiretta, ma una terapia consigliata per attivare le orecchie: è musica unica ed originale!

L’album che ti ha cambiato la vita?

“Why not?” di Michel Camilo, poiché è stato oggetto del mio diploma triennale in canto jazz.


La copertina più bella, originale, artistica e sexy che ti ricordi?

“Bitches Brew” di Miles Davis.


La copertina più brutta che ti ricordi?

L’uomo urlante nella copertina di “In the Court of the Crimson King” mi incute un certo timore.


L’album che regaleresti al tuo miglior amico o alla tua miglior amica?

“Il favoloso mondo di Amélie” di Yann Tiersen, che contiene la colonna sonora dell’omonimo film. Ogni brano è un capolavoro come la pellicola da cui è tratto.


L’album che regaleresti al tuo nemico o alla tua nemica numero uno?

Non regalerei nessun album: la vita senza musica sarebbe già di per sé punitiva.


L’album che ti vergogni ad avere in casa?

Onestamente neanche uno.


Una canzone che canti regolarmente sotto la doccia?

Vado a periodi, ultimamente sono andata in fissa con “La cura per me” di Giorgia.


Quale canzone o album vorresti fosse suonato al tuo funerale?

“Nero a metà” di Pino Daniele, così mi comincia con un bel “I Say I’ Sto Ccà”.


L’album che useresti per sedurre un uomo o una donna?

“Native dancer” di Wayne Shorter.


Se fosse possibile e avessi a disposizione una macchina del tempo, torneresti nel passato o precipiteresti nel futuro?

Passato: potrei chiedere a Beethoven come riuscisse a comporre da sordo, oppure parlare con Ella Fitzgerald o addirittura ascoltare dal vivo Freddy Mercury!


Ti è mai capitato qualcosa di inspiegabile, ai confini della normalità?

Sì, a volte mi sono trovata in situazioni in cui le coincidenze erano talmente precise da sembrare scritte da qualcuno.


Pensi che ci sia un’altra vita dopo la morte?

Altra domanda da cento milioni…
Mi piace pensare di si.


Che faresti se ti trovassi di fronte a un extraterrestre?

Cercherei di capire se parla la mia lingua?


Un messaggio per le generazioni future?

Studiate musica! È un’arte preziosa che merita di essere custodita e tramandata, soprattutto in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale e la tecnologia rischiano di farci dimenticare il valore dell’espressione umana.



Contatti:  Instagram 
https://open.spotify.com/intl-it/artist/5s1Z8a6e9OubkxoTptggYo?si=UI6Gj2e4QOWfioCSeMd2iw

©  2024 - 2025 Francesco Marchiori Zana. Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

Informativa sulla privacyInformativa sui cookiesGDPRCriteri di accessibilità