Non ho ascoltato moltissima musica italiana quest'anno, ma questi album mi hanno rapito: artisti affermati, emergenti e sorprese che mi hanno ricordato perché amo la canzone d'autore.
Ecco la mia top 10 personale.
Enrico Ruggeri - La Caverna di Platone (2025, Sony Music)
Un manifesto del pensiero critico, spigoloso e disincantato.
Ruggeri usa il mito platonico per invitare a dubitare delle "ombre" della realtà, con ballate rock intense e poesia affilata.
Un disco che esige ascolti ripetuti per rivelare tutte le sue sfumature – per me, il più maturo e necessario dell'anno.
Nuovo Disordine Mondiale – Daimon (2025, Vrec Music Label)
Post-punk oscuro e moderno, prodotto da Giulio Ragno Favero: echi di Joy Division e Cure, ma con un'energia underground irresistibile.
Frastornante e sfuggente, mi ha catturato per la sua rabbia viscerale e i testi che graffiano.
AUA – Fortune (2025, theFD)
Un concept intimo sul destino, raccontato attraverso nove storie di donne in momenti cruciali.
Annalaura Avanzi (ex Sanremo con Pincapallina) mescola riflessione e atmosfere cinematografiche: brani come "Calling" e "Dittatore" mi hanno fatto riflettere sulla fortuna che si nasconde nel dolore.
Namida – Bimbi Cattivi (2025, Matilde Dischi)
Esordio pop-punk senza filtri per Claudia Pregnolato: chitarre distorte, energia ribelle e testi su una generazione "fuori posto" che non ha paura di vulnerabilità.
Dopo aver aperto Vasco, Namida urla libertà e disordine – un inno per chi si sente un eterno "bimbo cattivo".
Nada – Nitrito (Santeria/Audioglobe)
Il ritorno viscerale di Nada con John Parish: sonorità ruvide, rock-punk e ballate blues. "Nitrito" è un grido primordiale di libertà e resistenza – la sua voce graffia e conforta come sempre, esplorando un mondo che "toglie il fiato".
Sbazzee – Olio Essenziale (2025, Musa Factory)
Esordio italo-libanese di Sofia: indie-pop soul con tocchi mediorientali, su salute mentale, genere e identità queer.
La lavanda come simbolo lenitivo, intimo, sperimentale e curativo, mi ha avvolto come un'essenza calmante.
Simone Piva – Da dove nasce il vento (2025, Edac Music Group)
Omaggio al Friuli tra folk-rock e cantautorato: storie di chi resta e chi parte, in un territorio di confine.
Prodotto con maestria, è crudo e speranzoso e mi ha emozionato per la voce intensa e il realismo quotidiano.
Anna Carol – Principianti (2025, Metatron/INRI/Universal)
Un "elettrocardiogramma" delle relazioni: crisi, solitudine e ridefinizione di sé, ispirato a Raymond Carver.
Soul-R&B internazionale con tocchi nordici – maturo e magico, pretende tempo ma lo merita tutto.
Serpenti – Titani (2025, Godz/Believe)
Ritorno dopo 10 anni per il duo: concept mitologico su resistenza e coerenza, con elettronica, elettropop e glam.
Un concept album sofisticato e passionale che utilizza la mitologia classica come lente per leggere la realtà contemporanea.
Timothy Cavicchini – Servirebbe un miracolo (2025, VREC Music Label)
Rock viscerale e sincero: resilienza in un mondo difficile, con produzioni top (Tagliapietra e Fragile).
Ballad e riff potenti – un manifesto cantautorale che mi ha dato forza.
Questi dischi mi hanno fatto innamorare di nuovo della musica italiana.
E voi? Quali vi hanno colpito di più nel 2025?
Francesco Marchiori Zana
